Ansia e fiato corto

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In situazioni di ansia e attacchi di panico uno dei sintomi maggiormente riscontrati è la mancanza di  fiato,  o  fiato  corto. Tale  sensazione  provoca  nella persona già  in  difficoltà  un  ulteriore  panico poichè percepisce di non riuscire a respirare, una sorta di senso di oppressione, di soffocamento.

Ma perchè in situazioni di forte ansia o attacchi di panico arriva il fiatone?

Il fiato corto viene innescato dal fatto che in condizioni di ansia o panico aumenta la frequenza dei cicli di respirazione e così scatta l’iperventilazione. Per iperventilazione si intende una condizione nella  quale  i  livelli  di  anidride  carbonica  nel  sangue  diminuiscono  poiché  gli  atti  respiratori aumentano. Iperventilare  significa  respirare  con  una  frequenza  e/o  una  profondità  eccessiva rispetto alle esigenze dell’organismo.
Un ciclo di respirazione è composto da un atto inspiratorio con il quale si introduce aria nei polmoni e un atto espiratorio che espelle l’anidride carbonica. Naturalmente è necessario che tra i livelli di ossigeno  e  anidride  carbonica  vi  sia  sempre  un  equilibrio  che  invece  nei  casi  di  iperventilazione viene a mancare. Infatti, con l’aumentare dei cicli di respirazione aumenta l’ossigeno introdotto a sfavore  dell’anidride  carbonica  provocando  delle  modificazioni  fisiologiche  e  una  sintomatologia importante.
Infatti,  a  causa  dell’ipocapnia  (riduzione  della  concentrazione  dell’anidride  carbonica nel  sangue)  si  verificano  variazioni  a  carico  del  sistema  nervoso  centrale  e  periferico  con ripercussioni  importanti:  vasocostrizione  delle  arteriole  cerebrali  e  dei  bronchi,  aumento  della frequenza cardiaca, abbassamento della pressione del sangue e calo della temperatura periferica.

La vasocostrizione di alcuni vasi cerebrali è tale da causare una sensazione di “leggerezza” della testa, ottundimento. Oltre a questa confusione mentale la persona si sente stanca, spossata, con un  peso  sul  petto,  vertigini  e  nausea,  agitazione,  palpitazioni,  dolore  toracico,  vertigini,  visione offuscata,   formicolio   agli   arti,   sensazione   di   stordimento   e   sincope. Tutto   questo   quadro sintomatologico, aggravato dalla sensazione di non riuscire a respirare, aumenta la sensazione di paura che viene descritta come timore di morire che induce la persona a respirare in modo ancora più affannoso aggravando il quadro appena descritto.

Se questo problema succede in modo abbastanza frequente è necessario rivolgersi al proprio medico per escludere che l’iperventilazione sia causata da malattie cardiache, polmonari o l’assunzione di alcuni farmaci. Dopo aver escluso delle problematiche di natura organica, è importante stabilire insieme ad uno psicologo/psicoterapeuta la natura del quadro psicologico relativo ai livelli di stress, ansia, panico e intraprendere un percorso per risolvere la causa del problema.
Centro CMP San Michele - Psicologo Verona

AREA PSICOLOGIA – PSICOTERAPIA CMP

Quali sono i rimedi contro l’iperventilazione?

Naturalmente, oltre a intraprendere un percorso psicologico per affrontare le cause del problema, può essere efficace mettere in atto una serie di strategie pratiche per contrastare l’iperventilazione e di conseguenza tutta la sintomatologia ad essa correlata. L’obiettivo è quello di aumentare i livelli di anidride carbonica nel sangue riequilibrando il rapporto tra ossigeno e anidride carbonica. Le  tecniche  di  respirazione,  i  metodi  di rilassamento,  un’attività  fisica  regolare  e  una  terapia psicologica possono essere d’aiuto.

Attacchi di Panico

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Come riconoscere se sei in iperventilazione:

  • respiro veloce e affannoso (più di 14 cicli respiratori al minuto a riposo);
  • presenza di numerosi sospiri o sbadigli;
  • respiri molto profondi (grande espansione della cassa toracica);
  • boccheggi/ansimi a bocca aperta.

Autore: Dott.ssa Giulia Peroni

La dott.ssa Giulia Peroni è una Psicologa, Esperta in Neuropsicologia dell’Età Evolutiva.

2018-02-14T10:08:15+00:00

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