“Mamma, mi aiuti?”

//“Mamma, mi aiuti?”

Aiutare i bambini è importante per guidarli nell’apprendimento.

I genitori però non dovrebbero sostituirsi nello svolgimento dei compiti, puntando piuttosto a rendere il più possibile indipendenti i loro bambini.

L’aiuto che si può offrire ad un bambino racchiude molte sfumature.

Si può donare un suggerimento: compiere un’azione che supporta fino ad arrivare a sostituirsi.

Ciò che occorre, perché l’aiuto non risulti fastidioso, è che sia puntuale: l’aiuto deve arrivare nel momento opportuno, nella giusta dose e con le dovute maniere.

Quando bisogna aiutare il bambino?

Il bambino deve essere aiutato ogni volta che lo richiede.

A prescindere dall’età, se un bambino vuole tentare e forse riuscire ad essere autonomo nel compiere un’azione, fare una scelta o esprimere un pensiero, non dovrebbe essere ostacolato.

Fin quando la fatica è ben accolta e gestita dal bambino, nonostante gli scarsi risultati, è opportuno lasciarlo tentare anche se potrebbe fallire.

Se il bambino, invece, soffre per la sua incompetenza potrebbe essere il segnale per proporsi in supporto.

Finché il piccolo non è in grado di verbalizzare una richiesta d’aiuto, gli adulti dovrebbero imparare a conoscere il suo linguaggio non verbale: sguardi, movenze ed espressioni.

Le modalità comunicative hanno sfumature personali e uniche e solo permettendo al bambino di esprimersi sarà facile imparare a comprenderlo.

L’adulto, quindi, attende un segnale prima di offrirsi in soccorso.

Quanto aiuto è necessario offrire al bambino?

È necessario decidere quanto aiuto offrire al bambino.

Il consiglio è di iniziare “sottovoce” per non prevaricare o sostituirsi in azioni che il bambino potrebbe compiere da solo.

Non è necessario sostituirsi per supportare, al contrario, è un atto di umiltà dosare l’aiuto perché sia sufficiente; non di più, non di meno.

Come aiutare il bambino?

Prima di diventare protagonista dell’azione, l’adulto dovrebbe domandarsi qual è la modalità meno invasiva per essere utile in quella specifica occasione.

A volte è sufficiente un incoraggiamento morale per dare un rinforzo al bambino rispetto alle sue competenze. 

Se l’intervento operativo si dimostrasse necessario, può diventare un’occasione di apprendimento.

L’aiuto servirà così a risolvere la situazione, ma anche a fare un ripasso della procedura, di come si fa.

L’adulto che aiuta

Occorre ricordare che l’aiuto deve essere funzionale per il bambino, non per chi lo offre.

Spesso sostituirsi al piccolo permette all’adulto di fare più in fretta e meglio, ma questo è uno scopo di primaria importanza per i genitori e non per i figli. 

Ciò che conduce i bambini all’attività è più frequentemente il desiderio di apprendere che non quello di ottenere un risultato.

La loro motivazione al fare è interiore: fanno per crescere e non per dovere.

A partire da questi presupposti, l’adulto che aiuta valuta la situazione e comprende come sostenere il piccolo nel fare da solo.

Affinché il bambino possa crescere è necessario che l’intervento dell’adulto diminuisca lentamente, così l’aiuto che oggi è necessario non è detto che lo sia anche domani.

È solo il bambino a poterci svelare quando è pronto a compiere un passo in avanti sulla strada dell’indipendenza, o quando ha acquisito una maggiore manualità o una nuova competenza: attendere che il bambino si manifesti, cioè esprima le sue intenzioni, è la strategia migliore per accompagnare la sua crescita.

L’ambiente che aiuta

Prima di compiere un gesto d’aiuto diretto, l’adulto può valutare se una modifica dell’ambiente è in grado di evitare o posticipare un suo intervento.

In questo modo si può favorire ulteriormente l’autonomia e l’indipendenza dei piccoli.

L’ambiente a misura di bambino ha lo scopo di rendere indipendente il bambino nel raggiungere ciò che desidera, nel trasportare gli oggetti, nella cura personale e, al contempo, quello di rendere l’adulto sempre meno indispensabile.  

2021-04-20T10:21:23+00:00

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