LA LETTURA E IL CERVELLO

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La lettura: benessere per la mente

Fin da piccoli ci è stato detto che leggere fa bene alla nostra mente, ed in effetti la lettura è considerata uno dei migliori hobby.

Sia che si legga un romanzo, un quotidiano o una favola, la lettura non è solo educativa e informativa ma anche piacevole e rilassante. 

Nel corso degli anni gli studiosi hanno dimostrato che la lettura è un’attività che riduce lo stress, rafforza la frequenza cardiaca e regola la pressione sanguigna. 

È stato inoltre confermato di come migliori i ricordi delle persone, aumenti il potere del cervello e ottimizzi anche le abilità empatiche, oltre a donare longevità. 

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Ma come può la lettura fare tutto questo? 

Tutto inizia con il cervello…Quando noi leggiamo si attivano due sistemi cerebrali distinti: uno deputato al riconoscimento visivo delle forme e l’altro legato all’analisi dei movimenti necessari per tracciare lettere e parole. 


Come si misura la capacità di leggere?

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Come detto in precedenza, leggere apporta davvero molti benefici a livello di benessere mentale, ma osservando dal punto di vista del cervello la lettura è un compito piuttosto difficile. 

Solamente per vedere le parole, l’occhio compie in un secondo una serie di movimenti orizzontali microscopici, le saccadi, che servono a ricollocare di continuo la fovea.

Per essere viste, le parole devono cadere esattamente sul punto della retina con il grado più alto di accuratezza visiva, la fovea appunto.

Se invece cadono sulle regioni parafoveali, dove l’accuratezza è più bassa, appaiono sfocate.

Basta fissare lo sguardo su una parola all’inizio della riga e cercare di leggere la terza parola a destra per rendersi conto che è impossibile, a meno che non si spostino gli occhi.

Una volta che l’informazione visiva si è impressa correttamente sulla retina, il nervo ottico la trasporta alle regioni della corteccia visiva.

Le cellule della retina spezzano le parole e, successivamente, le regioni della corteccia visiva devono rimetterle assieme.

Solo a questo punto le altre regioni cerebrali possono convertire la sequenza di lettere in una sequenza di suoni e assegnare l’esatto significato.


Chi sono i bravi lettori 

Alcuni ricercatori nel 2008 hanno studiato le conseguenze del gene KIAA0319, uno dei geni collegati allo sviluppo della dislessia, in un campione di popolazione generale, dove le differenze nella capacità di lettura rientrano nell’intervallo della variabilità normale tra un essere umano e un altro. 

Le loro risposte hanno indicato che le varianti di questo gene influenzassero anche le normali abilità di lettura.

I neuropsicologi, invece, cercano di analizzare a fondo le basi neurali della lettura, mettendo a confronto l’anatomia e l’attività del cervello di lettori che leggono più o meno bene.

Essi specificano che è possibile prevedere chi sarà un buon lettore osservando le differenze presenti nella struttura del cervello prima ancora che i bambini abbiano imparato a leggere, anche se queste disuguaglianze potrebbero svanire nel corso dell’apprendimento. 


Differenze strutturali 

In un articolo pubblicato nel 2014 su “Psychological Science”, un gruppo di psicologi ha raccontato i dati relativi alla struttura del cervello raccolti da 38 bambini della scuola materna, associandoli ai traguardi nella lettura che gli stessi ragazzi avevano raggiunto tre anni dopo, ossia mentre frequentavano la scuola elementare.

I loro esiti dimostrano che, più è grande il volume di materia bianca in alcune regioni della corteccia temporo-parietale sinistra a 5 anni, migliori sono i progressi fatti dai ragazzi nella lettura, a prescindere dal livello socioeconomico delle loro famiglie e dalla letteratura disponibile a casa.


Nati per leggere

Un paio di anni fa alcuni neuroscienziati hanno studiato come la conformazione del solco occipito-temporale vincoli la lettura ed hanno scoperto che gli adulti con un solco interrotto sono lettori migliori di quelli che hanno un solco continuo.

Inoltre è fondamentale che l’interruzione si trovi nella parte posteriore del solco, dove si registra la posizione della VWFA (Visual Word Form Area – Area della forma della parola visiva).

All’inizio dello studio, i neuroscienziati sapevano che la conformazione dei solchi era la stessa durante tutto lo sviluppo.

Per questo motivo hanno cercato di comprendere le differenze nella capacità di lettura in relazione ai solchi della corteccia, per scartare l’effetto confondente dovuto alla plasticità dello sviluppo.

Il modello dei solchi è quindi definito nella vita in utero e non varia in seguito alla nascita!

2021-04-23T13:53:20+00:00

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