bullismo2018-09-03T21:08:53+00:00

Bullismo

Il termine bullismo deriva dalla parola inglese bullying, (to bull) che significa “usare prepotenza, maltrattare, intimidire, intimorire”. Il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate come bersagli deboli e incapaci di difendersi.

Il bullismo comprende sia la violenza fisica caratterizzata da condotte aggressive come spingere, inveire, maltrattare fisicamente la vittima, sia la violenza psicologica che ha come scopo l’umiliazione della persona tramite insulti, pettegolezzi infondati, derisioni, osservazioni malevole indirizzate verso difetti fisici o dai toni razzisti. Il dott. Olweus, uno dei massimi esperti in materia afferma che “uno studente è oggetto di bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzati, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni (Olweus, 1996).

Quali potrebbero essere le caratteristiche di un bullo e perché si diventa bulli?

In genere i comportamenti di chi agisce bullismo sono caratterizzati da una marcata aggressività verso gli altri (indipendentemente che siano coetanei o adulti), da scarsa empatia e da una marcata necessità di dominio sugli altri. In genere sono presenti queste caratteristiche salienti:

  • Intenzionalità: i comportamenti hanno l’obiettivo di ledere l’altra persona

  • Sistematicità: il fenomeno si ripete con costanza

  • Asimmetria di potere: il bullo in genere è o si sente, per caratteristiche fisiche o di personalità, più forte rispetto alla vittima, che per una serie di motivi viene considerata come incapace di difendersi (Olweus, 1993; Coie e Dodge, 1998; Smith et al., 1999).

Cosa induce un soggetto a comportarsi da bullo?

A tal proposito una serie di studi ha messo in luce che un buon concetto di sé aiuta i bambini e ragazzi a ottenere dei successi, sia a livello relazionale che di rendimento scolastico (Marsh et al., 2008). Le ricerche mostrano che un elevato concetto di sé, inteso come bisogno di riconoscimento e di imporre la propria persona, sarebbero più propense ad un comportamento più prepotente;

il comportamento prepotente permetterebbe un guadagno di potere e ammirazione da parte degli altri e ciò si rifletterebbe, successivamente, in un incremento dell’autostima. A differenza delle vittime, inoltre, i bulli sembrano molto ottimisti e riescono quindi a gestire molto più facilmente i conflitti e le pressioni negative, ed è anche per questo motivo che riescono a coinvolgere seguaci nei loro comportamenti prepotenti (Manesini, 2000).

E le caratteristiche di chi è bullizzato?

La vittima, in genere, è caratterizzata da ansia, insicurezza e da uno scarso senso di autostima e autoefficacia. Ciò implica una visione negativa di sé e delle proprie competenze (Olweus, 1993; Perry e Kusel, 1998; Kockenderfer e Ladd, 1997).

Capita frequentemente infatti che i bambini tiranneggiati mettano in dubbio il proprio valore, esperendo stati d’ansia e di frustrazione. Essi diventano, pertanto, dei bersagli prediletti per il bullo, in quanto non possiedono le risorse necessarie per affrontarlo. Tendono a vedere sconfitte temporanee come permanenti e non è difficile che qualcun altro (magari psicologicamente più forte) prenda il sopravvento.

Quali possono essere le conseguenze del bullismo?

Sia per chi ha vestito il ruolo di bullo, sia per chi ha subito, le conseguenze nel lungo termine per entrambi sono di frequente molto impattanti nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta, con ripercussioni serie e clinicamente significative sul benessere globale della persona.

Ciò che, ad esempio, numerosi studi hanno evidenziato è che le vittime di bullismo nel passaggio dall’adolescenza alla giovane età continuano a presentare in misura rilevante disturbi quali agorafobia, ansia generalizzata, attacchi di panico, dipendenza, psicosi e depressione. Per coloro, invece, che hanno avuto un trascorso da bulli vi sarebbe un maggior rischio di sviluppare un Disturbo Antisociale di Personalità.

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