Psicoterapia Età Evolutiva2018-09-04T08:37:55+00:00

Cosa si intende con età evolutiva?

Il termine “evolutiva” fa riferimento al periodo di vita che va dalla nascita all’adolescenza, un periodo di grandi cambiamenti ed evoluzioni a cui un essere umano è sottoposto e con cui necessariamente deve confrontarsi. In questa fase della vita, le dinamiche familiari, scolastiche e sociali influenzano significativamente la crescita e spesso ciò che i bambini/ragazzi manifestano è in relazione con quanto accade intono a loro. I sintomi infantili e adolescenziali come problematiche d’ansia, depressione, tic motori, balbuzie, comportamento oppositivo, rifiuto scolastico, etc.. sono alcuni tra i segnali di disagio personale ed interpersonale che rappresentano frequentemente delle vere e proprie richieste di aiuto che andrebbero ascoltate e ridefinite.

Come si interviene con l’età evolutiva?

Quando si inizia un percorso terapeutico in età evolutiva si seguono alcune procedure standard, quali: primo colloquio con i genitori, osservazione e colloquio con il bambino, restituzione ai genitori, intervento terapeutico, monitoraggio e follow-up.

Il primo colloquio con i genitori

Questa fase è molto importante quando si inizia una terapia psicologica con un bambino o con un ragazzo; il colloquio con la famiglia ha infatti l’obiettivo di comprendere il motivo della consulenza, come i genitori vedono il problema presentato e da quanto questo è evidente e quali sono le principali difficoltà percepite. In questa fase il terapeuta raccoglie informazioni sulla composizione della famiglia ad esempio, sul percorso scolastico del giovane paziente, se ci sono stati cambiamenti recenti, le abitudini alimentari, la qualità del sonno, etc… L’obiettivo è una raccolta esaustiva delle informazioni salienti che aiutano l’inquadramento del problema e supportano la definizione degli obiettivi.

Osservazione e colloquio con il bambino/ragazzo

In questa fase, che in genere occupa 3-4 incontri, le sedute vengono adattate all’età del paziente. Dai 0-3 anni infatti si prediligono solo i colloqui con la famiglia, mentre dai 3 ai 6 anni, per quanto lo spazio maggiore lo si dia agli incontri con i genitori, può essere informativo per il terapeuta, strutturare delle brevi sessioni di gioco e di osservazione con il bambino. Dai 6 ai 18 anni, invece vengono proposti degli incontri individuali con il bambino, coinvolgendo i genitori in maniera marginale o alla fine dei 4 colloqui di assessment.

Come già accennato, quando la presa in carico si rivolge a bambini dai 6 anni+, si strutturano delle sedute di osservazione, che consistono in momenti di gioco e dialogo (per i più piccoli) e di sola conversazione con i più grandi. L’obiettivo è raccogliere informazioni circa le modalità personali ed interpersonali con le quali il giovane paziente si mette in relazione, quali sono le principali difficoltà esperite (a scuola, in famiglia con i propri fratelli ad esempio, nel rapporto con i pari), quali situazioni lo attivano maggiormente (“Quando ti senti più arrabbiato?” – “In quali situazioni ti capita di provare tristezza” “Cosa ti spaventa di più”) e quali comportamenti agisce in risposta a tali emozioni. Si indagano inoltre le credenze relative a sé e gli altri (es:” Voglio essere sempre il primo della classe perché così mi sento importante” – “ Non sopporto quando gli altri mi contraddicono”..).
Lo scopo è pertanto quello di approfondire l’universo emotivo, cognitivo e comportamentale del bambino/ragazzo in modo da comprenderne gli aspetti disfunzionali e intervenire in tale direzione.

 

Restituzione ai genitori

Conclusa la parte di osservazione e valutazione, si condivide con i genitori quanto emerso e si propone un piano di intervento che comprende:

  • Obiettivi di trattamento e tecniche terapeutiche

  • Una stima della durata del percorso (quanti colloqui all’incirca avverranno con il minore e quanti di condivisione con la famiglia)

  • Necessità di eventuali approfondimenti medici

  • Se si ritiene opportuno, programmazione di alcuni incontri a scuola con gli insegnanti. In particolar modo, l’approccio cognitivo-comportamentale sostiene l’importanza di uscire dallo studio per vedere cosa succede a scuola, per parlare con gli insegnanti e condividere con loro alcuni obiettivi, al fine di collaborare ad un progetto terapeutico condiviso e per ottenere un miglioramento generale nella comunicazione.

Monitoraggio e follow-up

Questa fase avviene generalmente a distanza di 2-3 mesi dal trattamento per monitorare i progressi o eventuali involuzioni del bambino/ragazzo e fissare pertanto nuovi obiettivi di mantenimento dei risultati ottenuti o, in caso contrario, rivedere quanto fatto fino ad ora ed aggiustare l’intervento in modo da renderlo più adatto e funzionale.

A chi può rivolgersi un percorso di psicoterapia in età evolutiva?

Un intervento psicoterapeutico in età evolutiva può rivolgersi a problematiche come:

  • Disturbo d’ansia da separazione

  • Fobie infantili

  • Ansia sociale (eccessiva timidezza ed evitamento di ogni contatto con persone che non conoscono)

  • Rivalità tra fratelli

  • Tic e Balbuzie

  • Disturbi dell’umore

  • Disturbi somatici (una o più lamentele fisiche per da circa 6 mesi)

  • Ipocondria (paura di avere una grave malattia)

  • Disturbo della Condotta

  • Disturbo oppositivo-provocotario

Contatti

Via Aldo Fedeli 40A, San Michele Verona 37132

Phone: +39 045 8922166

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